Prometeo Paladino

 

"La storia ha scelto i suoi eroi, ma qualche paladino è rimasto nell'ombra. Ogni giorno piccoli eroi esprimono il loro pieno sacrificio per un ideale. Esistono in alcuni angoli del mondo uomini e donne che sanno vivere per gli altri. Questi piccoli uomini, che non sono passati alla storia e mai nessuno li conoscerà, sono saliti, a loro modo, su una croce. La dignità e la forza non hanno nulla a che a fare con la fama, conquistata con le vite, le guerre, le divisioni, la ricchezza. Ognuno ha dentro di sé un tempio, inutile cercarlo fuori. Prometeo Paladino sarà il racconto dell'amore che scopre di sé il senso... un mondo di passaggio dall'estesi al sacrificio”

(Il regista, Maurizio Ciccolella)

Prometeo Paladino

La nuova produzione del gruppo Mòtumus presenta un libero adattamento del Prometeo di Eschilo.
Cosa succede quando si toglie ad un uomo ogni forma di luce?  Quali sentimenti muovono il cuore di un uomo nella decisione di liberarsi dalla schiavitù? Se l’uomo ha distrutto ciò che la natura gli ha dato, qual è la risposta che s’impone alle coscienze rimaste libere dalla ricerca di potere? Quale sacrificio è davvero necessario per riscattare l’umanità?


Trama

Ci troviamo in una miniera di carbone. Il Generale Cratos e i suoi ufficiali rinchiudono uomini e donne per lavorare duramente in condizioni di assoluta prigionia. Una miniera che nelle viscere più segrete è un campo di concentramento dove si consumano esprimenti sull’uomo.  
Oscurità e carbone, prigionia e inquinamento.  

Due personaggi si contrappongono: Prometeo, eroe positivo, che si fa vicino agli altri prigionieri che come lui sono detenuti e il Generale Cratos, chiuso in una malvagità cocciuta e nella fermezza di propositi efferati. Prometeo rappresenta il sacrificio in nome di un’ideale, il carburante di una ribellione che non è limitata all’atto di rivolta ma presuppone un cambiamento delle coscienze; Cratos rappresenta il potere assoluto, sulle cose e sulle persone. Il loro contrapporsi rivela che l’uomo in quanto espressione di libertà, verità, saggezza può sovvertire anche ciò che a prima vista può sembrare ineluttabile.

Nella loro profonda differenza Prometeo e Cratos hanno una cosa in comune: un uomo a loro vicino che li tradirà, rispettivamente Efesto e Oceano. Il primo, seppur grande amico di Prometeo e prigioniero come lui, farà da spia per Cratos:  nell’illusione di ottenere dei privilegi che mai arriveranno, svela a Cratos il complotto rivoluzionario del suo amico e compagno di prigionia. Il secondo, Oceano, alto ufficiale di Cratos, impietosito dalla condizione dei prigionieri e dalla nuova visione delle cose che Prometeo gli scatena, diviene il braccio della rivoluzione pensata da Prometeo, ormai incatenato.  Di grande rilievo nello spettacolo è il personaggio di Io, che racconta il dramma della malattia mentale, dell’isolamento e dell’abuso sessuale. Eppure il “frutto” di quell’abuso costituirà la condizione necessaria per l’inizio dell’epilogo del potere assoluto del Generale Cratos.

prometeo motumus

Note di regia

Lo spettacolo vuole essere nella sua vocazione di ricerca anche una forma di denuncia nei confronti delle politiche economiche moderne, che relegano gli esseri umani ad un’impossibilità di poter agire direttamente e in modo efficace sulla propria vita. È uno spettacolo che porta alla luce quei sentimenti muti eppure potenti, sottesi allo sfruttamento del lavoro e delle risorse dell’ambiente,  ricostruendo sulla scena una concretezza che sfugge a quella dimensione astratta che spesso appartiene a temi così generali. Non da ultimo va considerato che il Prometeo Paladino nasce in un territorio (Brindisi) in cui il carbone produce denaro e cancro, un territorio nel quale nessuna forza politica, sebbene in contrasto, è riuscita ancora a salvaguardare la salute dei propri cittadini da forze economiche troppo arroganti e sovranazionali, che perpetuano uno sfruttamento del territorio illiberale e antidemocratico. Eppure per la sua elevazione poetica, che è nata quasi da sé nel lavoro di scrittura scenica, non abbiamo voluto concedere spazio ad una denuncia  documentaristica.  

“La storia ha scelto i suoi eroi, ma qualche paladino è rimasto nell'ombra. Ogni giorno piccoli eroi esprimono il loro pieno sacrificio per un ideale. Esistono in alcuni angoli del mondo uomini e donne che sanno vivere per gli altri. Questi piccoli uomini, che non sono passati alla storia e mai nessuno li conoscerà, sono saliti, a loro modo, su una croce. La dignità e la forza non hanno nulla a che a fare con la fama, conquistata con le vite, le guerre, le divisioni, la ricchezza. Ognuno ha dentro di sé un tempio, inutile cercarlo fuori. Prometeo Paladino sarà il racconto dell'amore che scopre di sé il senso... un mondo di passaggio dall'estesi al sacrificio” (Maurizio Ciccolella)


Autori e testi di riferimento del progetto
Il testo di riferimento del lavoro è senz’altro il Prometeo Incatenato di Eschilo, che ha fornito innanzitutto la possibilità di un’elevazione linguistica e concettuale a tutto il lavoro di messa in scena, ponendo la scrittura di scena in una dimensione che sfugge al colloquio quotidiano per estrinsecare un linguaggio che meglio rispondesse alle emergenze tematiche.  Come non rivedere nel Prometeo un antesignano laico di Gesù che per l’uomo sacrifica la sua vita? Prometeo restituisce il fuoco all’uomo, sottraendolo a Giove e per questo viene incatenato e costretto ad una sofferenza quasi infinita. Il primo monologo del Prometeo di Eschilo è anche  un’antica invocazione alla natura, talmente all’avanguardia da saper esprimere una visione del mondo liberata dal potere del dispotismo spiritualistico e dell’uomo sull’uomo. Si ricostruisce una visione dell’uomo e della terra non ottusa da una spiritualità tesa a non vedere, per lasciare affiorare una “vera” spiritualità, ancorata alla cose e ad una visione disincantata e realistica del mondo.




Crediti

Interpreti:
Giovanni Di Lonardo, Andrea Simonetti, Francesca Danese, Fabio Saccomanno.

Scritto da S. Vetrugno e M. Ciccolella
Regia di Maurizio Ciccolella.

 

 

 

 

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