ERNEST
L'importanza di chiamarsi Ernest
Lo spettacolo realizzato dal Gruppo Mòtumus è tratto dal "L'importanza di chiamarsi Ernesto" di Oscar Wilde e vede in scena Maurizio Ciccolella, Sara Bevilacqua, Antonio Stella, Yoko Patrizia Miali, Mina Perrone e Mariantonietta Brigante. Come la maggior parte degli allestimenti del regista Ciccolella, "L'importanza di chiamarsi Ernesto" è uno spettacolo liberamente tratto dal testo originale, attraverso una vera e propria riscrittura che tuttavia rispetta l'avvicendarsi degli eventi.
La forte presa che lo spettacolo ha sul pubblico scaturisce dalla scelta registica di affondare le radici del lavoro nell'agire umano, preso in un tutta la sua contraddittorietà. E' proprio Oscar Wilde a servire, dietro quella perfetta architettura rappresentata dalla sua "sceneggiatura", occasioni e situazioni di uomini e donne che agiscono con tutta la loro fragile umanità fino a renderli spesso addirittura comici. "L'importanza di chiamarsi Ernesto - dichiara il regista Maurizio Ciccolella - fu certamente scritto in un periodo che precede la fase più difficile della vita di Oscar Wilde, che lo porterà in carcere per omosessualità e in fine alla morte. Da più parti è stata già sottolineata la strana coincidenza tra uno dei testi più spensierati e un periodo fosco che si avvicinerà poco dopo. In effetti l'importanza di chiamarsi Ernesto può essere un'esperienza teatrale onestamente impegnata a parlare dei problemi del nostro presente senza la pretesa di voler usare formule moralizzanti né tanto meno ricorrendo alle forme di una convincente cronaca destinata tuttavia a lasciare il posto ad altri eventi che si susseguono fulmineamente nell'avvicendarsi dei fatti dell'uomo. I personaggi, decisamente divertenti, sottilmente e ferocemente ridicolizzati, stigmatizzano atteggiamenti non rari anche ai giorni d'oggi: snobismo e ipocrisia. La grande invenzione di Wilde è aver fatto ridere una borghesia di sé stessa per quegli atteggiamenti che continuano a caratterizzare le relazioni umane. Andando oltre la semplice celebrazione di un grande scrittore e la palese quanto precisa critica alla società messa in atto dall'autore con le armi dell'ironia e della risata, un aspetto fondamentale è la deformazione della realtà. I personaggi si esprimono spesso per aforismi che, per la loro stessa ricercata natura, consentono di far passare in secondo piano il contenuto rispetto al modo elegante della formulazione. Se una cosa è ben detta (ovvero detta bene) allora non importa se abbia un senso o meno, se sia un concetto intelligente o depositario di verità. Dicendolo bene si può anche dire il nulla: il concetto del disimpegno (verbale e fisico) che Wilde porta in scena attraverso questa storia che di per sé non vuole convincerci, non sbandiera nessuna morale (intesa come morale della favola), ci esime dal giudizio in nome del nonsense. Oggi questo disimpegno può essere rivalutato alla luce di una spensieratezza, freschezza e felicità perduta. Un concetto che rientra in un modo nostro di fare un teatro impegnato senza per questo dover essere impegnativo". La deformazione della realtà attuata dai personaggi avviene anche attraverso la menzogna e la finzione. Queste, però, non sono qui né esaltate né condannate. Gli atteggiamenti ritenuti negativi, che si possono ricollegare alla bugia e all'inganno, diventano tali solo nella misura in cui sono strumenti di coercizione e potere. E la critica ne "L'importanza di chiamarsi Ernesto" è sia verso coloro che detengono il potere sia verso chi lo subisce. Una sorta di democratizzazione della società dove il rapporto vittima-carnefice termina solo nella scoperta della propria identità, o meglio della propria natura antropologica. Il Gruppo Mòtumus di Brindisi, diretto da Maurizio Ciccolella, attore diplomato al Piccolo Teatro di Milano, da tre anni lavora in città con un gruppo fisso di giovani attori, a cui si aggiungono, di volta in volta, attori, musicisti, ballerini provenienti soprattutto dalla regione. Il lavoro di Maurizio Ciccolella, ponendosi come giovane promessa del territorio, ha una forte connotazione di ricerca, pur nel rispetto dell'accademicità della sua formazione. Ricerca che propone nuovi percorsi di messa in scena che si caratterizzano per la forte dinamicità e comunicatività.

